Parrocchia Santa Maria degli Angeli

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CALENDARIO DEL TEMPO DI AVVENTO
IL TEMPO DI AVVENTO

L'Avvento è caratterizzato da un duplice e convergente sguardo. Ci prepara a celebrare il Natale, nel ricordo della prima venuta del Figlio di Dio nella nostra carne, facendo sì che questa memoria non rimanga nostalgica, ma sia profetica, capace di sostenere l'attesa della sua definitiva venuta. Con l’Avvento inizia anche un nuovo anno liturgico. Entriamo nell'anno A, durante il quale leggeremo, nell'Eucaristia domenicale, l’evangelo di Matteo. Questi ha un tratto peculiare nel presentarci il mistero di Cristo. Ci invita a riconoscere in lui l’Emanuele, il Diocon- Noi, come ci ricorderà la IV Domenica, con il racconto dell'annuncio a Giuseppe. È la grande promessa con cui si conclude il Vangelo: «Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (28,20). Eppure Matteo, così attento a scorgere i segni di questa presenza dell’Emanuele, è anche il Vangelo che ha il più ampio discorso escatologico, cioè sulle ultime realtà (due capitoli, il 24 e il 25, rispetto a Marco e Luca che ne hanno uno soltanto). Ne leggiamo una breve sezione nella I Domenica. Matteo ci aiuta così a vivere bene l’Avvento, ricordandoci la duplice vigilanza alla quale siamo chiamati. Vegliare per attendere la venuta del Signore; vegliare per discernere con prontezza i segni dell’Emanuele che è già tra di noi, fino alla fine del mondo.

AUDIO DEL VANGELO DELLA DOMENICA
Lc 1,26-38: Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce
8 DICEMBRE 2019 - IMMACOLATA CONCEZIONE DELLA BEATA VERGINE MARIA (ANNO A)
Gen 3,9-15.20 Sal 97 Ef 1,3-6.11-12 Lc 1,26-38:
Ecco concepirai un figlio e lo darai alla luce

Il commento è di Paolo Curtaz
LAUDATO SI', L'ENCICLICA DEL PAPA SULL'AMBIENTE
««Laudato si’...»: così nacque la più bella poesia del mondo

«Altissimu, onnipotente, bon Signore, Tue so’ le laude, la gloria, l’honore et onne benedictione, ad Te solo, Altissimo, se konfàno et nullu hono ène dignu Te mentovare».
Il Cantico delle Creatureè una delle più belle composizioni poetiche di tutto il mondo e di ogni tempo.
Era il 1224, e Francesco giaceva ammalato su un lettuccio del suo San Damiano, la chiesetta diroccata dove una ventina di anni prima aveva ricevuto dal Cristo crocifisso il messaggio che aveva cambiato la sua vita e dove erano adesso insediate Chiara e le sue sorelle.
Papa Francesco ha voluto dedicare a quella lode infinita a Dio creatore e al creato la sua nuova enciclica Laudato Si’, che è stata pubblicata il 18 giugno, per ricordarci che l’uomo – proprio secondo la lettera e lo spirito del Genesi – non è il padrone dell’universo (Uno solo è il Padrone) ma che ne è il guardiano, il Custode; e che alla fine dei tempi, come ciascuno di noi dovrà riconsegnare a Dio la sua anima concessagli immacolata e da lui più volte sporcata e strappata, ricucita e ripulita, l’umanità dovrà riconsegnarGli il creato.
Che è stato concesso all’uomo per goderlo in tutta la sua bellezza e nella varietà infinita delle sue luci, dei suoi profumi e dei suoi sapori; ma che non gli è stato dato come un osceno balocco da violare e da prostituire, come un’immonda merce da vendere e comprare, e su cui speculare. Il creato che appartiene a tutti gli esseri umani, e soprattutto agli Ultimi della Terra.

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