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Prima Domenica "Fratelli" - Parrocchia Santa Maria degli Angeli

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Prima Domenica "Fratelli"

Commissione Caritas/Missioni > Materiale ottobre Misionario 2021

OTTOBRE 2021 MESE MISSIONARIO

Prima domenica
(3 ottobre)

Fratelli

«L'uomo non divida quello che

Dio ha congiunto» (Mc 10,9).

Il tema del mese missionario che iniziamo oggi è caratterizzato da una forte spinta vocazionale: il Signore ci chiama a contribuire alla realizzazione del suo progetto di salvezza per tutti gli uomini. In questa prima domenica la parola che ci guida è: Fratelli.
Siamo chiamati da Dio a lavorare nella sua vigna e vogliamo rispondere con generosità:
Gesù non si vergogna di chiamarci fratelli, ci ricorda la seconda lettura di oggi. Ma perché avrebbe dovuto vergognarsi? Forse perché noi di solito ci vergogniamo se un membro della nostra famiglia è un ‘poco di buono’ o ha combinato grossi guai. Di certo non ce ne vantiamo. Invece il Signore non si vergogna di chiamare fratelli noi che siamo così profondamente egocentrici e talvolta ribelli. Se siamo fratelli suoi, perché con Lui abbiamo in comune lo stesso Padre, vuol dire che siamo anche fratelli e sorelle tra di noi, tutti, senza distinzioni, perfino quelli che pensiamo siano nostri nemici.
Nel Vangelo, il Signore ci ricorda anche che il contesto, in cui normalmente sperimentiamo il nostro essere fratelli e sorelle, è la famiglia: cioè quella comunità che nasce dall’amore tra un uomo e una donna. Amore fragile, spesso ferito, ma che proprio per questo è luogo di esperienza del perdono, della guarigione, cioè di quel tipo di amore di cui palpita il cuore di Dio. Un amore che risana, che fa esperienza della ripartenza, che fa crescere e maturare.
Iniziamo allora questo mese missionario chiedendo al Signore di renderci strumenti perché tutti possano sperimentare l’essere figli del Padre, fratelli e sorelle di Gesù, fratelli e sorelle nell’unica famiglia di Dio nel mondo.
Riflettiamo…
“Aprirsi al mondo” è un’espressione che oggi è stata fatta propria dall’economia e dalla finanza. Si riferisce esclusivamente all’apertura agli interessi stranieri o alla libertà dei poteri economici di investire senza vincoli né complicazioni in tutti i Paesi. I conflitti locali e il disinteresse per il bene comune vengono strumentalizzati dall’economia globale per imporre un modello culturale unico. Tale cultura unifica il mondo ma divide le persone e le nazioni, perché «la società sempre più globalizzata ci rende vicini, ma non ci rende fratelli».[9] Siamo più soli che mai in questo mondo massificato che privilegia gli interessi individuali e indebolisce la dimensione comunitaria dell’esistenza. Aumentano piuttosto i mercati, dove le persone svolgono il ruolo di consumatori o di spettatori. L’avanzare di questo globalismo favorisce normalmente l’identità dei più forti che proteggono sé stessi, ma cerca di dissolvere le identità delle regioni più deboli e povere, rendendole più vulnerabili e dipendenti. In tal modo la politica diventa sempre più fragile di fronte ai poteri economici transnazionali che applicano il “divide et impera” (FT 12).
Senza giustizia non si può niente: non c’è pace, non c’è sicurezza, non c’è tranquillità, non c’è rispetto. Tutti lo sanno, tutti lo dicono, eppure ancora oggi nel mondo si perpetrano numerose situazioni di ingiustizia, così ben radicate da sembrare quasi normali. Pensiamo allo sfruttamento del lavoro di molti uomini, donne e bambini dei Paesi poveri, all’anomala distribuzione delle ricchezze tra Nord e Sud del mondo, all’uso sfrenato delle risorse naturali del pianeta Terra. Problemi troppo complicati per poter essere affrontati in prima persona? Nient’affatto! Ognuno, nel suo piccolo, può fare grandi cose perché il mondo diventi più giusto.
Ti sembra giusto?
Vi lasciamo alla riflessione personale con il link alla testimonianza di Padre Paolo MOTTA missionario in Burkina Faso
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