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Quaresima 2020 - Parrocchia Santa Maria degli Angeli

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Quaresima 2020

L'Angolo del Parroco
22 MARZO 2020 LETTERA ALLA COMUNITA'
LETTERA AI CATECHISTI, A TUTTI I GENITORI DEI BAMBINI
DEL CATECHISMO E A TUTTI I PARROCCHIANI

Carissimi, eccomi di nuovo a ricordarvi il “compito a casa” …scusatemi, non volevo essere infantile, anzi, sono certo che, consapevoli della serietà della situazione, mi capite nel modo giusto: fare di questa emergenza una opportunità, per quanto possa essere possibile farlo. Ci rendiamo conto di quanto sia preziosa la vita, adesso che molti la stanno giocando in una partita in cui non hanno le carte giuste per vincere…allora valorizziamo il tempo…è un dovere…; Ormai sono diventati patetici i tentativi di esorcizzare la paura, ma soprattutto il rischio, attraverso slogan, che anch’io ho usato (a fin di bene..) del tipo “tutto andrà bene”…io mentre lo scrivevo avevo già in mente il seguito della frase: “ tutto andrà bene,….ma non per tutti”!..................Continua a leggere
“UN PENSIERO PER TE..........” Prima domanda
“UN PENSIERO PER TE........”

Buongiorno amici cari, questa mattina mentre prendevo accordi con Don Giampaolo su come ricevere l’omelia per la III domenica di Quaresima da pubblicare sul sito web parrocchiale ci è venuto spontaneo commentare la lettera che ha inviato alla nostra comunità in questo momento di sofferenza a cui tutti siamo sottoposti a causa del Coronavirus Covid-19, la riflessione ha prodotto una provocazione, in questo momento in cui siamo stati costretti ad annullare tutte le attività pastorali perchè non proviamo  a fare i compiti a casa, Don Giampaolo ha chiesto a ciascuno di noi di rispondere alle tre domande contenute nella lettera.
“UN PENSIERO PER TE...” è il titolo del primo esercizio dei “compiti a casa”: questa settimana proviamo a rispondere alla prima domanda della lettera, quella sul digiuno (A quale tipo di digiuno (privazione, austerità) ci costringe questa situazione?) proviamo a pensarci e condividiamo le nostre riflessioni inviandole via mail al seguente indirizzo info@parrocchiaangeli.it, le riflessioni verranno pubblicate sulla pagina del sito web parrocchiale (http://www.parrocchiaangeli.it/quaresima-2020-1.html) per arricchire tutta la comunità.
Se qualcuno avesse delle riflessioni che ritiene di condividere solo con Don Giampaolo può inviarle al seguente indirizzo giampaologenova@icloud.com

Gabriella
A quale tipo di digiuno (privazione, austerità) ci costringe questa situazione?

Quante volte ho sentito il carico delle giornate fatte di corse, inadeguata a mettere in ordine le priorità, tutte importanti, tutte per....., alla fine forse la più frettolosa, tanto Lui capisce, sa e, anche in quella, il pensiero, l'attenzione si sganciava e correva alle cose fatte, da fare.
In un attimo, l'apprensione poi la paura, il vuoto, un unico pensiero, la malattia, il poter morire, perdere i propri cari, la mancanza di libertà non più le giornate vorticose.
Proprio nel mezzo della Quaresima, pronti a tour di preghiere, di fioretti rinnovati o inventati.
Dio parla nel silenzio, non nelle nostre parole se pur dette con buona volontà.
Ma ancora il bisogno di rassicurazione ci coinvolge nelle chat dove si moltiplicano immagini e preghiere, ma è davvero un modo di riconoscerlo come Padre, o è più un cercare negli altri un sostegno condiviso?
Digiuno per me vuol dire ascolto del Signore, per ricordare il perché del tempo concesso, per non pretendere di capire, per fare la Sua volontà e, in questa arrendevolezza, man mano si dipana la mia vita che trovo a volte così faticosa da accettare.
Digiuno da tutte le corse, digiuno dalle chat ripetitive anche se pie.
Digiuno è ascolto delle persone chiuse in casa per malattia e non per quindici giorni, ascolto di chi si sente particolarmente solo.
Digiuno è saper rinunciare e mettete al primo posto il bene di tutti.
Digiuno non è inventarsi come trascorrere questo tempo, ma voler cambiare, non solo abitudini, ma rivedere il modo di pensare, di porsi, di vivere, di riconoscere quali priorità mi hanno sin qui guidato e chiedere a Dio di potermi rinnovare.

Anna Maria
A quale tipo di digiuno (privazione, austerità) ci costringe questa situazione?

Grazie don Giampaolo, condividere fa bene all’anima, ci si sente vicini nella preghiera in una comunità che si incontra solo virtualmente in questo periodo santo ... e forse questo è il digiuno più impegnativo

Rosanna e Giacomo
A quale tipo di digiuno (privazione, austerità) ci costringe questa situazione?

A noi manca non incontrarci con le nostre amiche il lunedì mattina per pulizie oratorio; manca l'incontrarsi davanti alla chiesa, chiacchierare un pochino e poi entrare insieme per la S. Messa; manca la possibilità di avere i nipoti a tavola con noi.

Antonio
A quale tipo di digiuno (privazione, austerità) ci costringe questa situazione?

Da circa una settimana la nostra vita quotidiana è cambiata in modo radicale, le misure di contenimento della diffusione del coronavirus ci hanno costretto a un isolamento forzato, ci costringono a privarci del contatto fisico, un abbraccio una stretta di mano, digiuno della messa comunitaria, delle relazioni.
Tutte azioni a cui tutti noi eravamo abituati dalla nascita e che ora (per il bene comune) ci sono state tolte in modo repentino, rendendo la nostra società, opulenta ed egoista, molto più povera.
A tutti i digiuni si può pensare, iniziando la quaresima, ma non certo al digiuno dal pane eucaristico!
Questo digiuno eucaristico inatteso e forzato, proprio all‘inizio della Quaresima, ci invita a pregare, con più consapevolezza, per quanti abitualmente se ne privano.
È originale che tutto questo avvenga in Quaresima, la parola Quaresima significa quarantina, ossia quarantena, in sorprendente analogia con quanto stiamo vivendo. Quali frutti positivi possono derivarne?
Da questa emergenza si può ricavare una lezione di solidarietà: la tua vita è anche la mia vita, e io con le mie forze collaboro alla costruzione del bene comune e obbedisco alle disposizioni restrittive comportandomi con cautela e responsabilità perché proteggendo me stesso proteggo i più deboli, i più esposti: anziani, adulti fragili, bambini malati. Quindi lo sguardo attento alla nostra situazione di “povertà” non ci deve però chiudere solo su noi stessi
È come se questa situazione ci interpellasse a non fermarci ad un unico sacramento (la messa che manca) ma a renderci conto che il Signore ci viene incontro anche attraverso sacramenti non meno sacri: i fratelli che, nel dolore, bussano alla nostra porta.

Enzo
A quale tipo di digiuno (privazione, austerità) ci costringe questa situazione?

Quante volte diciamo “…con l’impegno si può tutto…” oppure “…volere, potere…” e potremmo continuare ancora. Queste frasi positive e innocenti in realtà nascondono un nostro senso di onnipotenza, in realtà pensiamo che se lo vogliamo possiamo tutto. Non è sufficiente la morte a ricordarci che siamo di passaggio e in viaggio, ora ci prova questa malattia. Penso che un bagno di umiltà, e l’opportunità di toglierci di dosso questo “vestito” di autosufficienza ci sia data in questa quaresima.

Giorgio (2^ elementare)
A quale tipo di digiuno (privazione, austerità) ci costringe questa situazione?

Il digiuno che dobbiamo fare in questo periodo drammatico per tutti è stare a casa: dobbiamo rinunciare ad andare a scuola, ad andare a fare le passeggiate, andare a incontrare gli altri o fare sport, andare a messa e al catechismo.
Ciò che manca di più a me è la scuola e il non poter andare dai nonni e dalla zia.


“UN PENSIERO PER TE..........” Seconda domanda
“UN PENSIERO PER TE........”

Buongiorno amici cari, UN PENSIERO PER TE...” è il titolo dei “compiti a casa”: questa settimana proviamo a rispondere alla domanda della lettera:
 
a quale a spazio di preghiera (nella nostra giornata) ci predispone questa situazione?
 
proviamo a pensarci e condividiamo le nostre riflessioni inviandole via mail al seguente indirizzo info@parrocchiaangeli.it, le riflessioni verranno pubblicate sulla pagina del sito web parrocchiale (http://www.parrocchiaangeli.it/quaresima-2020-1.html) per arricchire tutta la comunità.
 
Se qualcuno avesse delle riflessioni che ritiene di condividere solo con Don Giampaolo può inviarle al seguente indirizzo giampaologenova@icloud.com

Giorgio (2^ elementare)
A quale a spazio di preghiera (nella nostra giornata) ci predispone questa situazione?

Io conosco alcune parabole perché ho un libro che ne raccoglie una ventina. Una che mi fa pensare al periodo che stiamo vivendo è “I talenti d'oro”. Ho pensato a quella perché chi ha ricevuto un talento da Dio in questo momento lo deve senz’altro mettere a frutto! Sto pensando ai dottori, agli infermieri, ai pediatri e alle persone del pronto soccorso. Chi ha un talento, ma non lo mette a frutto per tutti, non fa la volontà di Dio. Comunque, tutti abbiamo una piccola responsabilità: rispettare le regole per evitare il contagio, cioè stare a casa!

Antonio
A quale a spazio di preghiera (nella nostra giornata) ci predispone questa situazione?

Sicuramente in questo periodo ci troviamo spiazzati in quanto non siamo abituati a queste limitazioni. In un mondo lacerato dall’angoscia, siamo chiamati ad essere testimoni di speranza, e a riporre la nostra fiducia nel prossimo e nell’amorevole provvidenza di Dio, in un momento in cui si è obbligati a stare chiusi in casa, restare attenti alle persone con cui si vive è ciò che conta veramente.
Tanti di noi riscoprono la vicinanza in un momento in cui ci dicono, giustamente, che dobbiamo mantenere le distanze l'uno dall'altro.
La vita dei bambini al tempo del Coronavirus è stata stravolta, eppure con i loro disegni dai mille colori e i loro video con cui ricordano che “andrà tutto bene” nonostante tutto, sono una fonte di incoraggiamento per i loro genitori.
Isolarci a casa, ci sta facendo sentire più insieme. Negli ultimi giorni, ogni volta che abbiamo aperto un browser, abbiamo incontrato iniziative lanciate da persone, associazioni, istituzioni come reazione a questa nuova situazione. Tutte avevano qualcosa in comune: avvicinare le persone, nel momento in cui possiamo avvicinarci di meno.
Ma è innegabile che dinanzi allo smarrimento, alla morte dei cari o semplicemente al fermarsi di una vita frenetica con il conseguente choc, ci si interroga e nella fede si trova risposta.
Quale spazio alla preghiera?
Tutta la giornata può essere preghiera se viene offerto alla vita il nostro lavoro per il bene di tutti.

Enzo
A quale a spazio di preghiera (nella nostra giornata) ci predispone questa situazione?

Ci troviamo in un tempo nuovo, per il quale la mia generazione non può fare riferimenti con il passato. Forse le generazioni precedenti possono fare riferimento con il passato, di un tempo simile e probabilmente ancora più drammatico. Chi ha i vecchi in casa li ascolti, ora che ha tempo, e chi come me, porti alla mente i loro racconti.
Ricordo mia mamma bambina che si mettevano a tavola e avevano un uovo in quattro persone, e mia nonna, santa donna, che lasciava la sua parte adducendo che non aveva fame. Alla richiesta di un po’ di formaggio grattugiato dal figlio più piccolo, prendeva dalla madia un pizzico di farina e lo spacciava per grana rendendolo felice. Da piccola, mia madre viveva nella soffitta del palazzone dove poteva vedere il cielo tra una tegola e l’altra. Mio nonno persona più riservata lavorava al manicomio, e alla sera teneva banco raccontando storie strampalate di quello che succedeva al lavoro. Era chiamata la famiglia canterina, perché dalle finestre aperte sentivi sempre cantare mia nonna, mia mamma che l’adorava e qualche maschietto che si univa, tra lo stupore della gente che si chiedeva:
“Ma cosa avranno da cantare che non sanno neanche cosa mangiare.”
Immagino mia nonna la sera dopo aver messo a letto tutti, la preoccupazione di dover trovar qualcosa da mangiare per i cinque figli il giorno dopo. Pregare perché la gallina facesse un uovo, o andare per campagna e trovare qualche erba selvatica. Nei loro racconti, non ho mai sentito la disperazione, non ho mai sentito l’abbandono di Dio, anche quando mia mamma raccontava della sorellina annegata nel fosso. Non hanno mai smesso di cantare e di sperare nel Signore.
Era un abbandono a Dio senza riserve, senza bisogno di controllo sapendo che Lui avrebbe provveduto, e a loro il compito di vivere in gioia e armonia con tutti.
Quale spazio alla preghiera?
Io penso ogni minuto della giornata, da quando apriamo gli occhi a quando il sonno ci vince.
Accogliere l’angoscia di Paola, che abbandona la sua famiglia perché ha paura di infettarla, e va a vivere nella casa di campagna senza riscaldamento. Oggi le hanno comunicato che tre sue colleghe si sono infettate, ma devono prendere servizio ugualmente.
Accogliere la speranza di Irene che con i social vede personaggi che raccolgono fondi, costruiscono ospedali e cantano dai balconi.
Condividere la paura di Monica che lascia la sua casa e i suoi figli perché i suoi genitori ammalati non hanno nessuno che li segue, sapendo che sicuramente si infetterà.
Gioire con Lorenzo e Mattia che hanno avuto il dono e la speranza di Diego e Francesco, due nuove vite
Per me che stamattina ho fatto gli stipendi, non sapendo per quanto tempo si possa resistere senza lavorare.
Ci troviamo al centro della vita, a piangere i nostri vecchi, o consolarli se ancora vivi, a sperare coi giovani che hanno la vita davanti, a giocare e ridere coi bambini perché non devono essere scippati del futuro.
Alla sera, dopo aver pregato con le nostre mani e la nostra vita tutto il giorno, possiamo intonare l’inno:
…Ora lascia o Signore
Che il tuo servo vada in pace…

Maura
A quale a spazio di preghiera (nella nostra giornata) ci predispone questa situazione?

Scusate il ritardo, ma questa nuova situazione mi ha mandato in confusione. Ho avuto bisogno di tempo per tornare a pensare, dovevo metabolizzare quello che stava succedendo intorno a me. Sono stata assalita da tanta paura, tanto timore, ma anche inizialmente da disagio, la consapevolezza di poter e non dover stare in casa con i miei figli e mio marito che usciva si per andare al lavoro, ma riusciva a lavorare in sicurezza, mi ha fatto pensare a tutti coloro che invece non erano fortunati come me, o meglio erano costretti al fronte, un fronte che non hanno scelto, contro un nemico invisibile e spietato. Quindi non pensavo alle mie abitudini che avevo rinunciato, ma pensavo a loro. Anzi avevo guadagnato i figli a casa per tutto il giorno, e soprattutto a pranzo e cena insieme, eventi divenuti quasi insoliti, visto gli orari diversi di lavoro e di attività sportiva. Quindi non riuscivo a lamentarmi delle privazioni, la mia casa era diventata un rifugio sicuro, con tutte le comodità e soprattutto con la mia famiglia. La possibilità di vedere in chat i parenti e gli amici mi dava tranquillità, la tecnologia mi permetteva di ridurre all’osso le uscite, quindi l’unica vera privazione era l’eucarestia della domenica.
Per quanto riguarda lo spazio di preghiera in questa situazione, devo dire che ha preso un posto molto importante, è stato grazie alla preghiera che ho ritrovato la serenità, iniziando con le clarisse di San Silvestro, il Santo Padre, le monache di Cascia, la preghiera con la ns comunità e con tutta Mantova. Il pregare insieme a loro mi ha aiutato ad affidarmi con la consapevolezza che il Signore ci ama e non ci abbandona, quindi anche io cerco di amare.
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