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13 SETTEMBRE 2026 - XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sir 27,33-28,9   Sal 102   Rm 14,7-9   Mt 18,21-35:
Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.

Commento a cura di padre Gian Franco Scarpitta
La migliore vendetta

“Donare completamente” è il significato etimologico del verbo perdonare, che a sua volta è una variante di “condonare”, cioè dare in dono, regalare. Il solo termine ci presenta quindi una prospettiva che secondo il sentire comune è del tutto illogica e insensata: siamo chiamati a “donare completamente noi stessi”, a farci noi dono per gli altri, soprattutto per coloro che ci hanno offesi e maltrattati. Il perdono non consiste quindi in un'indulgenza fuggitiva e passeggera, in una mera benevolenza pietistica o nel soprassedere nei confronti di chi ci ha umiliati e vilipesi o verso coloro che sono responsabili di un atto struggente nei nostri confronti. E' molto di più. Consiste infatti nel donare noi stessi a coloro che ci hanno fatto del male. Di riflesso, ad accettare il torto ricevuto e ad accettare che coloro che ce lo hanno rivolto siano se stesse. Non corrisponde certamente ad approvare il comportamento erroneo che ci hanno riservato, ma accogliere e accettare la loro identità, non svilirne l'importanza e appunto donare noi stessi secondo la logica dell'amore incondizionato e senza riserve. Perdonare è quindi una componente dell'amore e forse ne è la componente più eroica. Ci impone di prescindere da noi stessi, di valicare i nostri limiti e mirare allo straordinario, anzi all'inverosimile. Proprio perché il perdono è amore unico e disinteressato, proprio perché va rivolto soprattutto a coloro che ci odiano o che ci perseguitano, rientra nell'illogico e dell'assurdo. Ma in assenza di assurdità non c'è amore cristiano... Continua a leggere

AUDIO VANGELO DELLA DOMENICA
Mt 18,21-35: Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
13 SETTEMBRE 2026 - XXIV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO A)
Sir 27,33-28,9 Sal 102 Rm 14,7-9 Mt 18,21-35: Non ti dico fino a sette volte, ma fino a settanta volte sette.
Il commento è di Paolo Curtaz
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